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Nuoro la città degli Orti sociali

Un anno fa nei terreni della parrocchia di San Giovanni nel quartiere di Preda Istrada, realizzammo il primo orto sinergico e sociale della città, chiamato Rossana in ricordo di una nostra sostenitrice scomparsa proprio in quei giorni. Lo facemmo insieme, in un pomeriggio di festa e lo regalammo al quartiere sbigottito, quartiere che sta ancora cercando di capire che cosa ci sia sotto e questo dimostra quanto l’orto sia ormai stato sradicato dal nostro habitus mentale.
Negli ultimi due mesi ci stiamo ritrovando a partecipare alla nascita di altri tre orti sinergici, presso tre scuole di diverso grado. E oggi, nella Zona Industriale di Nuoro a Prato Sardo, faremo il primo orto sinergico nel cortile di un azienda, nel posto più inquinato e lontano dalla natura che ci sia in città, questo fatto per me è fortemente simbolico.

Gli orti nelle scuole sono stati portati avanti da me, insieme agli insegnanti e ai genitori e  alcuni degli amici di Idea Comune che hanno voluto dare il proprio sostegno fisico e morale.

Si tratta di due scuole materne, quella di Sa e Sulis e quella di Istiritta, e di una scuola elementare, quella di San Giuseppe.

Obiettivo del progetto nelle scuole è che i bambini imparino ad amare la terra come si dovrebbe visto che produce il nostro cibo e si abituino all’idea che si può autoprodurre con poco impegno, parte di quello che si mangia, con tutte le implicazioni ecologiche, di educazione alimentare e anticonsumistiche che ciò comporta. Inoltre è bello far passare il messaggio che delle aree degradate dei nostri quartieri possano essere curate e belle e diventare delle opportunità di fare una diversa socialità: quella con gli orti sociali, gestiti dal quartiere o dai genitori degli studenti. Insomma si vuole seminare molto anche nella testa dei ragazzi e degli adulti.
Se non si parte dai bambini come si può far diventare un sogno realtà?

I principi dell’Agricoltura Sinergica sono pochi e semplici: evitare in ogni modo di rivoltare e compattare il terreno, non si lavora mai la terra, tenere la superficie del suolo sempre coperta e non usare nessun tipo di fertilizzante e pesticida. In un orto sinergico, anche in una stessa aiuola, c’è molta varietà di piante: esse vengono raccolte senza mai strapparne le radici, in modo che possano continuare a dare nutrimento e aerazione al terreno. Gli esseri viventi (piante, comprese erbe spontanee e fiori, microrganismi, insetti e tutto ciò che esiste in questo tipo di orto), non ingaggiano lotte biologiche, ma il loro stesso insieme crea salute e difesa ecologica. Il complesso sistema ecologico che si crea nel suolo indisturbato, con sinergie impensabili nell’agricoltura convenzionale, è il vero prodigio di questa tecnica che assicura ottime e abbondanti produzioni biologiche.

Mi piace vedere in queste iniziative un possibile divenire di Nuoro una città degli Orti sociali, dove ognuno autoproduce almeno parte del cibo di cui ha bisogno, dove molti accolgano gli amici nel loro orto, dove ci siano molti orti e frutteti comunitari, dove i terreni abbandonati di proprietà comunale possano essere concessi a chi non ha un giardino da coltivare, dove i giovani senza lavoro possano vedere nell'agricoltura un'opportunità lavorativa e dove si rincominci a mangiar sano e locale. Inoltre alcune recenti indagini basate su analisi di laboratorio, hanno mostrato come la frutta e verdura coltivata biologicamente in città, se ben lavata, è esente da residui chimici.

Gli orti urbani secondo me possono essere una molla per il cambiamento della società in senso più rurale e autosufficiente e devono essere in città, dove c’è la gente e dove si decide l’organizzazione della nostra società.

Voglio ridare importanza nella nostra vita a chi produce il cibo e far sì che il cibo sia prodotto da più gente possibile intorno a noi. Nuoro vive mangiando tutto ciò che non viene prodotto nel suo territorio e secondo me un luogo che non produce almeno buona parte del proprio cibo, è destinato a scomparire !

La cosa però che mi intriga maggiormente, oltre la felicità di vedere tanti orti biologici o sinergici intorno alla mia casa, è la possibilità di costruire nuovi spazi di socialità, spontanea (con la scusa della cura di un orto), concreta (si coltiva e raccoglie cibo) e volta ad una nuova attenzione alla terra e al cibo, un contatto con la terra profondo e intenso, tanto materiale quanto spirituale. La bellezza che io vedo in tutto ciò è lo stare insieme serenamente in uno spazio verde, con tanti orti, con gente che si coltiva il proprio cibo, che si scambia ricette, semi, pasta madre, pane e sapone fatto in casa, conserve e sott’oli, oppure che sta semplicemente insieme a chiacchierare all’aria aperta e non in un centro commerciale, a coltivare relazioni umane oltre che ortaggi.

Maurizio Fadda, Agronomo, Presidente di Biosardinia Nuoro


orti in balcone, artigianali, semplici ed economici       

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